STORIA DEL KARATE
Le origini del Karate sono legate all’isola di Okinawa, dove le arti di combattimento cinesi si fondono con quelle locali e, in seguito, con l’influenza giapponese. Nel XV secolo il re delle Ryukyu vieta il porto d’armi. Il divieto resta in vigore anche dopo l’invasione del clan Satsuma nel 1609, che irrigidisce la struttura sociale dell’isola. In origine l’arte è praticata in segreto, soprattutto dalla nobiltà. Tra il XVII e il XVIII secolo molti vassalli impoveriti si dedicano ad artigianato, commercio e agricoltura, e la sua diffusione si allarga agli altri strati della popolazione, sempre però attraverso reti familiari e riservate.
L’influenza cinese raggiunge Okinawa per tre vie: le delegazioni ufficiali che visitano le Ryukyu dal 1372 al 1866, la comunità cinese del villaggio di Kume e gli abitanti dell’isola che si recano in Cina per commercio. Integrate con le tecniche locali e con la scuola giapponese di spada Jigen-ryu, queste conoscenze danno vita a tre tradizioni. Nel XIX secolo prendono il nome delle località in cui si sono sviluppate: Shuri-te, Tomari-te e Naha-te.
Il Naha-te deriva dall’arte dei cinesi di Kume e viene sviluppato dal Maestro Kanryo Higaonna dopo un lungo periodo di studio in Cina. Il suo allievo Chojun Miyagi ne prosegue la tradizione fondando il Goju-ryu. Più complessa è l’origine di Shuri-te e Tomari-te, nati dall’adattamento dell’arte alla vita di commercianti, artigiani, contadini e pescatori e rimasti a lungo clandestini.
La storia documentata si fa più chiara con il Maestro Sokon Matsumura, considerato il fondatore della prima scuola sistematica. Da essa deriva lo Shuri-te, e la sua influenza raggiunge anche il Tomari-te. Il suo insegnamento unisce la tradizione okinawese del te, la scherma Jigen-ryu e il combattimento cinese. Tra i suoi allievi figurano Anko Asato e Anko Itosu.
La svolta decisiva arriva nel 1901, quando il Maestro Itosu introduce il Karate nelle scuole di Okinawa: da pratica individuale diventa formazione collettiva. A lui si devono i Kata Pinan, ordinati per livelli di difficoltà. L’ingresso nella scuola pubblica ne favorisce la diffusione, ma anche una maggiore formalizzazione. Dagli anni Venti il Karate viene presentato in Giappone come “arte di Okinawa”, e negli anni Trenta nascono le forme e gli stili moderni.
Considerato il padre del Karate moderno, il Maestro Gichin Funakoshi (1868-1957) nasce a Okinawa e si forma per molti anni nello Shuri-te della scuola di Itosu. Nel 1922 si trasferisce in Giappone, dove comprende la necessità di adattare il modello okinawese alla nuova realtà. Pur contrario, all’inizio, alla trasformazione del Karate in sport competitivo, introduce progressivamente diverse forme di Kumite, dal Gohon Kumite fino al Jiyu Kumite. Il suo sistema comprende Kata, Bunkai, Kihon e Makiwara, con particolare attenzione alla precisione tecnica, al controllo della forza (Kime) e alla conoscenza dei punti vulnerabili del corpo (Kyusho), e si fonda infine su 15 Kata.
Il nome Shotokan deriva da Shoto, lo pseudonimo con cui il Maestro firmava le sue poesie. Significa “onde di pino” e richiama i boschi di Okinawa dove amava passeggiare e riflettere. Per Funakoshi il Karate non è soltanto preparazione fisica, ma un percorso di formazione della mente e dello spirito.
